Divorzio lampo? Occorre un nuovo umanesimo – da Il Nuovo Amico

Intervista all’avvocato Giorgio Paolucci.

E’ ripartita la discussione sul divorzio dopo ben 40 anni dalla legge che divise trasversalmente l’Italia. Oggi spunta la formula del cosiddetto divorzio breve – lampo. Francesco Belletti, presidente del Forum delle famiglie, ha definito la manovra come un “micidiale combinato anti-famiglia”. Il provvedimento prevedrebbe un accorciamento dell’iter del divorzio come lo abbiamoconosciuto finora, mettendo però in disparte la figura del giudice e accordando semplicemente gli avvocati di entrambe le parti. Della questione se ne sta parlando da qualche giorno anche a Pesaro (Vedi editoriale in prima pagina): “Non ci possono essere soluzioni spicciole” commenta l’avvocato di Pesaro Giorgio Paolucci “in gioco ci sono la vita e le storie delle persone”.

Avvocato Paolucci, ma questo nuovo “mito” del divorzio lampo esiste anche all’estero?

No, le faccio un esempio. In Danimarca, paese fortemente “progredito” per diritti e democrazia, prima di arrivare ad una qualsiasi separazione legale e prima di qualsiasi ricorso, viene richiesto un percorso per dare protezione ai figli con l’ausilio dei servizi sociali, fino al punto che se uno dei genitori non dovesse adempiere ai suoi doveri, un ente pubblico sarebbe costretto ad intervenire.

Esiste un modo per alleggerire la macchina burocratica italiana, evitando quelle “soluzioni spicciole”? Nella nostra provincia si può far qualcosa in merito?

Certo, per il divorzio sono necessarie procedure brevi ma di qualità. Sarebbe bastato nella nostra realtà locale unire il tribunale di Urbino con quello di Pesaro, avremmo avuto più giudici, maggiori operatori di cancelleria con la possibilità di tenere aperto il tribunale sia di mattino che di pomeriggio. In poche parole: più qualità e più efficienza. Ad Urbino per esempio il carico di lavoro è veramente modesto. Ma queste scelte velleitarie hanno nome e cognome. Tornando al discorso sul cosiddetto divorzio lampo ,ognuno deve avere il proprio ruolo e nella nostra società una figura di riferimento che dica come si fa, che metta dei paletti è necessaria e la figura in questione è quella del giudice.

Per Belletti il divorzio lampo è un “micidiale combinato antifamiglia”. Cosa ne pensa?

Bisogna prepararsi ad un nuovo umanesimo. Scoprire la complementarietà nelle differenze che ci caratterizzano: “1+1 tra uomo e donna non fa 2, ma più di 2”. Si riparta da una crescita culturale sulla differenza per arrivare all’unità. Ognuno di noi ha bisogno di essere amato.

Quindi oltre all’aspetto legale, giuridico sorge un aspetto più profondamente etico?

E’ così. In tribunale vediamo ogni giorno persone che cercano l’amministratore di sostegno, ovvero la figura che segue persone senza più capacità volitiva. Si vive più a lungo e per forza di cose c’è il rischio di rimanere soli, è questo l’aspetto etico. Le persone non vanno lasciate sole, ci vuole quel calore che solo la famiglia ti può dare.

La solitudine ai tempi della crisi può essere deleteria in caso di divorzio lampo?

Oggi dobbiamo riscoprire come società una nuova fraternità. Ilproblema della solitudine è anche economico, ma entra pure nella sfera del rapporto uomo-donna. In caso di divorzio c’è sempre una parte che rimane “scottata” e se non c’è qualcuno che aiuta e sostiene, alcuni problemi rischiano di rimanere irrisolti per tutta la vita.

Perché questa estrema facilità di alcune scelte nichiliste?

Paghiamo un pegno di tipo politico alla lobby dell’individualismo, da un lato il singolo tende a fare quel che vuole ed esige e dall’altra chiunque tenti di mettere i bastoni tra le ruote alle ambizioni personali diventa un nemico da abbattere. Tutto ciò rispecchia in pieno l’individualismo radicale diffuso in Europa. Il problema è anche economico, non solo etico: l’individuo da solo, senza famiglia e specialmente se divorziato,spende di più ed è più fragile. Una manna per alcuni. La separazione porta spesso alla povertà. Perché nei supermercati hanno inventato le confezioni monodose? Mettiamo che ci sia una famiglia di quattro persone, nel momento in cui essa si divide, gli stipendi rimangono gli stessi ma i consumi aumentano a dismisura.

A cura di Matteo Cinalli

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