JOBS ACT: Per capirne di più – da “L’Artigiano 5”

Ecco cosa prevede il decreto proposto dal Presidente Renzi e dal ministro del lavoro Giuliano Poletti:

  • La durata dei contratti a tempo determinato invece di essere da 12 mesi viene portata a 36 mesi senza causale, ovvero laddove non è necessario esporre il motivo dell’assunzione. Coloro che vengono assunti con questa tipologia di contratto non potranno essere più del 20 per cento del totale degli assunti.
  • I contratti a tempo determinato sono rinnovabili al massimo otto volte in tre anni, ma devono essere presentate ragioni oggettive facendo riferimento alla stessa attività lavorativa.
  • Abolita l’obbligo di pausa tra un contratto e l’altro.
  • I contratti di apprendistato per assumere nuovi apprendisti non avranno l’obbligo di confermare i precedenti apprendisti alla fine del percorso formativo. La busta paga base degli apprendisti sarà pari al 35 per cento della retribuzione del livello contrattuale di inquadramento. Ciò toglierà numerosi vincoli a questa tipologia di contratto.
  • Con questa serie di provvedimenti viene abolito anche il Durc (Documento unico di regolarità contributiva), il documento riguardante gli obblighi legislativi e contrattuali delle aziende nei confronti di Inps, Inail e Cassa edile. Al posto di questi sarà presente su internet modulo da compilare.

I PARERI DELLE SIGLE SINDACALI E ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA:

CONTRARI

CGIL: Il decreto a firma Renzi-Poletti è stato fortemente osteggiato da alcuni sindacati. Soprattutto dalla Cgil. Infatti così commenta il segretario generale Camusso: “si è creata un’altra forma di precarietà. Una forma per la quale una persona può essere assunta e licenziata per tre anni senza alcuna ragione e senza alcuna causa. Le intenzioni proclamate dal Presidente Renzi mesi fa andavano in tutt’altra direzione”.

FIOM: In modo più soft Landini commenta il DL: “Poletti deve fare ciò che dice, col suo primo provvedimento, ha esteso i contratti a termine. Poletti dovrebbe studiare un rapporto europeo che dice che dove è aumentata la precarietà, come in Italia, è diminuita la produzione, la cancellazione di forme di lavoro inutili, con un vero contratto unico – continua il segretario – l’estensione degli ammortizzatori sociali a tutte le forme di lavoro, e provvedimenti che favoriscono imprese che investon. Quella può essere la via!”

UIL: “Se i contratti a tempo indeterminato costassero dal punto di vista fiscale il 10-15% in meno rispetto ai contratti a termine gli imprenditori sceglierebbero il primo invece del secondo. Noi – ha precisato Angeletti – preferiamo i contratti a tempo indeterminato. Pensiamo che bisognerebbe fare una politica di incentivazione fiscale per i contratti a tempo indeterminato, che devono costare meno. E se questo principio si fosse applicato in modo significativo non staremmo sempre a discutere di riforma del mercato del  lavoro”.

CISL: “Chiediamo al governo – commenta Bonanni – di farsi carico del precariato e di dare incentivi fiscali alle imprese che occupano giovani, donne e persone del mezzogiorno”

TRA CONTRARI E FAVOREVOLI

CONFINDUSTRIA: ” i primi segnali di riforma del mercato del lavoro lanciati dal governo sono promettenti e positivi. Se non lo si crea – afferma Squinzi – il lavoro è difficile da tutelare e tutelandolo con vecchi schemi lo si distrugge lentamente. Un solido sistema di protezione nelle situazioni di ristrutturazione e servizi aperti di orientamento e di collocamento, in concorrenza vera fra pubblico e privato, sono la risposta riformista che vorremmo”.

CONFCOMMERCIO : “E’ necessario – spiega Sangalli – semplificare ulteriormente le regole per attivare e per gestire il Jobs Act, senza avventurarsi però in una nuova complicata riforma. E’ necessario evitare un appesantimento con costi crescenti che già deprimono l’occupazione in generale. Le continue riforme sul lavoro, -prosegue Sangalli – soprattutto quelle fatte a tavolino, non aiutano le imprese e non aiutano l’occupazione mentre l’obiettivo principale che dobbiamo porci è consentire alle imprese di assumere. Queste ultime esprimono da anni l’esigenza di flessibilità connaturata alle loro attività e alla grande capacità di dinamismo che da sempre le caratterizza” e dunque  “una riforma che ingessa la flessibilità e quindi l’organizzazione del lavoro, infligge un colpo mortale alle imprese del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e della logistica”.

FAVOREVOLI

CONFARTIGIANATO: il commento del Presidente Merletti: “Liberare l’apprendistato da costi e vincoli, semplificare le regole per l’ingresso nel mercato del lavoro, rilanciare l’alternanza scuola-lavoro, valorizzare le competenze, ‘importare’ in Italia l’esperienza tedesca del sistema di formazione ‘duale’ che consente ai giovani di conseguire un titolo di studio imparando un mestiere. la vocazione dell’artigianato è quella di utilizzare l’apprendistato, che è stata frenata con le riforme Fornero. Una svolta positiva –prosegue Merletti – che si somma all’impegno nel programma ‘Garanzia per i Giovani’: tra i primi abbiamo sottoscritto il protocollo di collaborazione con il Ministero del Lavoro. Si tratta di un’occasione straordinaria per ridurre la distanza che separa i giovani e la scuola dal mondo del lavoro e offrire alle nuove generazioni concrete occasioni di conoscenza della realtà imprenditoriale artigiana e opportunità di formazione in azienda.”

CNA: “Consideriamo molto positivi i primi provvedimenti adottati dal Governo sul tema del lavoro, – commenta di Stefano Di Niola, Responsabile Politiche Sindacali Cna – in quanto estremamente rispondenti alle esigenze delle imprese artigiane e delle piccole e medie imprese”. E’ il Nazionale, dopo gli incontri di Cna e Rete Imprese Italia con il Governo.

Matteo Cinalli

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