Le Comunità del Futuro, le Comunità delle Idee

Cari lettori, proprio dopo la morte di Don Enzo Mazzi parroco dell’Isolotto (Firenze), ho avviato una bella riflessione dentro me. Viene meno un’importante figura della fine degl’anni ’60. Importante non solo per il mondo Cattolico, ma anche per tutti i cittadini Italiani. Ma quale messaggio ci lascia? Io penso che sia importante ragionarci su e riflettere se ci sono i presupposti per un cambiamento effettivo, se c’è lo spirito non uguale ma simile a quegl’anni. Forse c’è; non si ricreerà quell’atmosfera, forse non ci sono nemmeno le persone carismatiche, i così detti capi popolo, o forse si. Beh, penso che di indugi dagli inizi degli anni ’90 ce ne siano stati fin troppi, è giunto il momento di prendere in mano la situazione, di “ricollettivizzare” la cittadinanza, creare posti e luoghi fisici di dibattito politico, culturale, che non vuol dire lezioni di un professore che ne sa tanto di un certo settore, ma condivisione fra cittadini di dubbi,idee e pensieri. Facciamole girare queste idee, ma che non siano ferree tesi, bensì duttili, modificabili, che possano essere messe in rete. La soluzione a molti problemi può essere quella che io chiamo la “Comunità dei Cittadini”. Se rinasciamo dalla Polis, con attività pubbliche, possibilmente (non solo) di nicchia, ma di ampio respiro che arrivino a tutti. Oggi assistiamo a un proliferare di liste civiche,gruppi che a volte non hanno una proposta seria, forse voglia di cambiare, ma senza sapere cosa e come. L’emblema di questa voglia di cambiare senza sapere “Cosa,Come e Perché” è l’imitazione fatta da Crozza di Luca Cordero di Montezemolo, “L’Italia dei Carini”. Infatti tutte queste iniziative sono interessanti da studiare, ma non vanno nel profondo delle questioni. Non si chiede di creare gruppi per soli esperti di economia, no, ma di dar vita a gruppi di persone che riflettono, si scambiano idee, creano e modellano nuove culture, nuovi linguaggi, oltre i socialnetwork virtuali. Così nacque tutto nel ’66. E’ vero il ’68 era imminente, i risultati non sempre furono del tutto positivi, il rischio era passare da un’estremizzazione all’altra opposta. Tutto ciò è verissimo e reale. Ma perchè non ripensare a certe forme organizzative? Attualizzandole, capendo quali sono stati gli errori e quali le cause delle sconfitte di questi gruppi nei primi anni ’90. Di certo ciò che ha disgregato è stata la mancanza di “sostanza” in quello che si faceva e diceva, tutto iniziava ad essere vissuto come una banale Routine, si andava a organizzare una comunità, un collettivo, non più con spirito rivoluzionario, con la voglia di “Change&Challenge”, poichè era stato già fatto tutto, le idee stavano per essere soppiantate dall’immagine, dal “bello&futile”. Negli anni della CEI di Ruini non ho sentito forti voci dissensuali, nonostante a mio parere l’ex presidente Cei commise gravi errori, che minavano a quel poco di aggregativo che era rimasto. Ma lo spirito di Don MAzzi?di Don Milani? Dei vari gruppi soprattutto laici di fine anni ’60? Dove sono finiti quegl’insegnamenti?
Candido Cannavò prima di lasciarci ha scritto un libro molto interessante, inaspettato da me sinceramente, visto che la sua passione è sempre stata lo sport, si intitola “Pretacci”, qui si parla di realtà nuove della Chiesa, che in sordina cercano di affermarsi, è importante ora che queste voci escano fuori, irrompano alle nostre feste cittadine e vengano accolte con giubilo. Qualcosa c’è, non è una quercia ma una pianticella ancora poco robusta; per questo motivo dobbiamo rivalutare due cose: idee e ideologie; per quanto riguarda le ideologie qualcuno potrebbe pensare ai pilastri ferrei del marxismo, ma non è solo quello, o per lo meno sono ideologie del passato dalle quali si può trarre ciò che c’era di buono. Unire il buono delle varie dottrine, non chiedo di creare in labortorio l’esperanto della politica, ma di costruire dal basso qualcosa di nuovo con idee e stralci provenienti dal passato. PEr costruire il futuro non si deve rompere col passato, ed è stato questo l’errore degl’anni ’90, ci vuole un ponte, che non significa continuità, ma ripresa da lì dove avevamo lasciato tutto, e abbandonato le nostre idee. Ripartire dalla Comunità, dove si condivide ogni cosa! Questa è la parola d’ordine, la stessa di un pensatore che costruì la base del socialismo, un semplice frate cattolico che analizzava la realtà che aveva intorno, Padre Morelly.
PErchè oggi questo fermento non si incanala nelle vie giuste, o per lo meno c’è ma ancora debole? PErchè forse i nostri anni si chiamano ’10 e non ’60? Nella storia ci sono state parabole discendenti, ma anche ascendenti. La nostra parabola discendente è durata anche troppo, ripartendo dalle comunità, dalle idee qualcosa rinascerà, quando punteremo in alto e smetteremo di avvilirci e pensare che siamo nati nell’epoca sbagliata. Il problema è che molti hanno smesso di crederci, ma l’autocommiserazione non ha mai portato nulla di buono, ma repressione, atti violenti, vittimismi e spazio ai potenti che agiscono nell’ombra di queste sofferenze dell’anima e della mente. Torniamo ad odiare l’indifferenza, a spiegare nelle piazze e sui socialnetwork che il contrario dell’amore è proprio l’indifferenza, che il menefreghismo ha portato il male e l’ “I Care!” solo bene, che far circolare le idee e le tesi (non come dogmi) è fondamentale per rinascere. Quando si parla di istruzione, cultura, quando ci dicono “Istruitevi”, vuol dire forse ottenere un pezzo di carta con su scritto “laureato in…”? NO! l’istruzione è il desiderio giornaliero del singolo cittadino di scoprire, tramite l’incontro,la lettura, vedendo,toccando, pensando, isolandosi e mettendosi in atteggiamento di condivisione del frutto di quell’isolamento personale con il prossimo.  Se qualcuno che ha vissuto gli anni del fermento comunitario vi dirà che non torneranno più certe occasioni di confronto, ditegli che non sta facendo il bene per Noi, ma il male per lui e chi gli sta accanto, che sta facendo abortire il cambiamento.

L’Ostinato Cinalli

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